Ricordiamo esattamente?

Con questo articolo vogliamo proporvi la visione di un film al fine di introdurvi in un aspetto della memoria a molti sconosciuto: “I falsi ricordi” o “the false memories”.

Il film preso in analisi è “Le Verità sospese” della regista Pamela Romanowsky, soggetto dal romanzo “The Adderail Diaries” di Stephen Elliot.

La Trama: Stephen Elliot, scrittore in piena crisi creativa, dipendente da droghe e farmaci, si appassiona al caso giudiziario più discusso del momento dove un uomo è accusato di uxoricidio. Il caso fa emergere in Stephen molti ricordi legati al padre con il quale ha avuto in adolescenza un rapporto burrascoso, di percosse e di abbandono. Dopo molti anni il padre gli si riavvicina tentando di dimostrare che i ricordi di Stephen sono falsati e mutati..

Questo film è un ottimo esempio di come i nostri ricordi non possano mai essere una fotografia oggettiva degli eventi passati, ogni memoria autobiografica ed episodica è quindi soggettiva. Il protagonista ad un tratto della sua vita deve mettere in discussione episodi ritenuti veri fino a quel momento.

Quello che la psicologia e la letteratura intendono dimostrare è che è possibile soffrire per fatti mai avvenuti o non soffrire affatto per eventi traumatici, i primi vengono reinventati dal nostro inconscio come meccanismo di difesa e i secondi, sempre per la stessa ragione, vengono rimossi o anch’essi mutati. “Le differenze individuali nella dissociazione e nell’immaginazione creativa sembrano essere associate con la disposizione alla creazione di false memorie negli adulti”(Berliner, Briere, 1999).

Ci sono vari esperimenti a dimostrazione della creazione dei “Falsi ricordi”:

Secondo la sperimentatrice Elisabeth Loftus la possibilità di creare ricordi falsi è tanto maggiore quanto minore è l’età della persona.

Hyman & Kleinknecht hanno verificato come non sia possibile subito far riconoscere come vero un fatto inesistente riferito all’infanzia, ma dopo tre interviste è possibile farlo riconoscere come vero in una percentuale rilevante di soggetti. Importante sottolineare che i dettagli fondamentali restano intatti.

Successivamente a quanto detto, ci si può chiedere se alcuni dettagli riemersi con la psicoterapia  siano falsi o posti a modificazione durante l’attività di recupero e conseguente analisi degli stessi.

Questo non indica però che i ricordi rievocati a molti anni di distanza non possano essere dettagliati o accurati, un esperimento condotto da Williams (1992, 1994) ha studiato su un campione di 200 donne tra i 17 e 20 anni che durante l’infanzia erano state portate in Pronto soccorso dopo aver subito un abuso sessuale. Tra queste il  38% aveva rimosso l’accaduto,  ma i ricordi riemersi “erano altrettanto affidabili di quelli delle donne che avevano sempre ricordato l’accaduto“(Pope, Brown, 1996).

Nel 1999 Berliner e Briere scrivono:«il ricordo è un amalgama fra ciò che è stato codificato al momento dell’evento, le conoscenze di base all’interno delle quali l’evento è stato integrato, l’interpretazione del significato dell’informazione, l’adeguatezza delle strategie di recupero ed il contesto del recupero».

La memoria rappresenta per noi il senso di identità, un diario che ognuno di noi porta con sé , l’importanza che ognuno attribuisce ad eventi specifici della propria vita e le conoscenze apprese influenzano il modo di percepire la realtà e gli accadimenti. Non ricordiamo solo con noi stessi, ma condividiamo i nostri vissuti anche con altre persone e riportiamo addirittura ricordi di terzi che non partecipano alla conversazione.

In un ricordo dunque non vi è solo realtà, ma anche la nostra rielaborazione ed interpretazione soggettiva di situazioni ed eventi passati. “La memoria, se considerata in termini di ricordi di eventi reali, è una falsa memoria.

Possiamo concludere che ogni memoria da un punto di vista assoluto è falsa.

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